La nostalgia giunta da lontano

Una persona siede accanto al finestrino di un aereo al tramonto, guardando le nuvole rosa e arancioni illuminate dalla luce della sera, con un senso di nostalgia che cresce dentro di lei - giunta da lontano dopo un lungo viaggio.

Un brivido mi destò dal sonno che mi aveva colto mentre sorvolavo l’oceano o chissà, forse eravamo già arrivati, ah… l’aria condizionata degli aerei, non capirò mai perché una persona si deve vestire come se fosse inverno quando ne prende uno. Provo ad alzarmi dal seggiolino con la scusa di andare alla toilette, in realtà è solo un pretesto per sgranchirmi un po’ e riprendere i miei pensieri. Mi alzo cercando di non svegliare mia madre che siede accanto a me. Il mio sguardo cade su una giovane coppia seduta qualche fila più indietro, nei loro occhi, c’è una luce rilassata, una sensazione che penso possa provare solamente chi da molto tempo non fa ritorno nel proprio paese e sente aria di casa…, io ancora non so cosa provare.

Arrivata davanti alla piccola porta della toilette, mi soffermo a pensare…, nella mia mente in un attimo passano con velocità frenetica una miriade di sensazioni, quel nuovo mondo…, quelle morbide colline Toscane colme di mille colori, così tanto decantate e descritte ma per me ancora distanti e teoriche, sarebbero state la mia nuova casa, una casa che io avrei dovuto amare perché imposta è sì, io sono stata adottata, forse sarà anche un colpo di fortuna per me che ero trovatella e vivevo in un orfanotrofio sulle irte vette delle Ande Boliviane ma forse sarei stata anche bene nel mio paese d’origine. Voltandomi verso mia madre che sedeva cinque file arretrate rispetto alla toilette mi incantai nel fissare i suoi dolci lineamenti, il volto rilassato di chi dorme profondamente abbandonata tra le braccia di morfeo e sogna un futuro per me migliore di quello che ha avuto lei, sì perché penso che ogni genitore voglia questo per i propri figli. Mi sporgo dal piccolo oblò che mi separa dal vuoto e vedo un mare infinito di nuvole che sembrano soffici fiocchi di cotone sospesi nel nulla, pronti ad accogliermi con un morbido abbraccio, sempre più vicine fin quasi a toccarle, poi, ad un tratto, ci immergiamo in questo surreale mare bianco e il panorama cambia ed io rimango come incantata!

In un attimo, non so come, un’emozione forte come non avevo mai provato mi colpisce al cuore, quelle bionde colline giallo paglierino frastagliate da alberi verdi, incise come un infinito puzzle da stradine di campagna… ma quante sfumature di giallo e di verde esistono! Piccole case sparse a macchia di leopardo mi fanno capire che tutto quello che mi avevano raccontato i miei genitori non era nulla a confronto, questa era la mia Toscana!

Il mio sguardo cade su una piccola cascina il cui grande tetto rosso si intravede fra il verde delle chiome spettinate e soavi che la circondano e le danno un senso di riservatezza e tranquillità, un ruscello sembra tagliare a metà la piccola casella di quel puzzle immaginario e penso subito che possa essere quella la mia nuova casa che mi era stata tanto descritta. Dentro di me sento nascere subito un senso di nostalgia per questa nuova casa ma come è possibile che io lo provi, si può sentire nostalgia di qualcosa che ci manca ma che comunque non conosciamo?!

Incantata al finestrino mi sento posare una mano sulla spalla e di colpo mi volto, era mio padre, la mia mano dolcemente scivola a stringere la sua come a cercare un conforto, un senso di protezione per quell’attimo di smarrimento che occupa il mio cuore e lui guardandomi negli occhi mi dice con voce soave “benvenuta a casa”.

Manilo Favetti

Pubblicata su Metropoli del 13/10/2006 per il concorso letterario “Storie di casa nostra”.

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